Nella storia di Ego Pecci convergono le diverse storie di due aziende. Una dall’identità tutta contemporanea, figlia del moderno assetto del settore; l’altra antica e connessa alle origini dell’industria tessile pratese: quella della famiglia Pecci.
Una fattura del 1884 su carta intestata di Giustino Pecci suggella l’inizio dell’attività imprenditoriale della famiglia. Nel 1902 il nipote Luigi dà vita ad un lanificio che sarà un’ esperienza atipica nella realtà tessile locale, integrando tutte le fasi progettuali e produttive del tessuto verticalmente in un unico polo aziendale.
Il carattere di Luigi Pecci, visionario e allo stesso tempo incline al duro lavoro, è la chiave per interpretare la fase di solida strutturazione che l’azienda vive nel contesto di un’ industria tessile in fase post-primordiale. Accentratore e riservato, compie tutte i passaggi che fanno del lanificio un modello organizzativo nel settore. Quando i precursori di ciò che sarà il distretto tessile più importante del mondo operano ancora in un ambito di prodotti destinati a consumi basici e a mercati poveri per lo più in ambito nazionale, Luigi Pecci manda il primogenito Enrico ad Amburgo, in quell’epoca la più internazionale ed evoluta delle città tedesche. Nella grande città anseatica, sede di uno dei porti più importanti dell’Europa centro-settentrionale, il giovane matura una concezione “globale” dell’attività imprenditoriale. Un’occasione di crescita personale che si rivelerà cruciale per l’evoluzione del Lanificio Pecci negli anni successivi.
Al ritorno dall’esperienza all’estero, Enrico Pecci affianca il padre per apprendere gli aspetti gestionali e direzionali dell’azienda. Nel 1936 e all’età di 25 anni deve succedere al padre prematuramente scomparso. Grazie ad un una personalità aperta ed estroversa, imprime rapidamente un’azione più moderna al lanificio, facendolo diventare in breve tempo uno dei principali esportatori di tessuti italiani. Enrico Pecci crede fermamente nella dimensione associativa dell’impresa all’interno di una realtà locale e concepisce i concorrenti non solo come tali, ma anche come potenziali soci in affari, contribuendo in modo determinante allo sviluppo del distretto produttivo pratese. Guarda al mondo nella sua ampiezza reale come fonte di opportunità e di espansione. Subentrando alla guida di una realtà aziendale e produttiva già solidamente strutturata sul piano industriale dall’opera del padre, si dedicherà alla sua internazionalizzazione, fondando aziende in Perù e Sudafrica in società con altri imprenditori pratesi ed espandendo l’export grazie ad un’ampia rete di agenti presenti nei principali mercati mondiali. Figura da un lato autorevole e rigorosa, ma al contempo socievole ed incline alle relazioni, viene eletto al ruolo di Presidente dell’Unione Industriale Pratese nella fase cruciale dell’immediato dopoguerra, carica che poi ricoprirà per molti anni.Per la città pesantemente colpita dalle distruzioni belliche, l’impegno e l’azione di Enrico Pecci sono volte a diventare il referente principale per l’acquisizione di grandi ed importanti commesse provenienti soprattutto dall’estero, che risultano determinanti per la ripresa del lavoro nel distretto tessile pratese e conseguentemente anche per la ricostruzione dell’ambiente cittadino.
Di seguito, l’azienda vive un periodo di forte redditività, durante il quale si pongono le basi per uno sviluppo, che nei decenni successivi riesce ad unire in un circolo virtuoso e di successo l’ammodernamento industriale con una costante ricerca creativa.
Nei primi anni ’70, al fine di razionalizzare le varie fasi produttive, il Lanificio Pecci si trasferisce nella nuova e moderna sede di Capalle. E‘ la fase del passaggio di consegne tra il Cavaliere del lavoro Enrico, intenzionato ad iniziare una nuova fase della propria vita, più istituzionale che operativa, ed il primogenito Luigi. Proprio mentre le innovazioni apportate in azienda da Luigi iniziano a dare i loro effetti, la famiglia e l’azienda sono costretti ad affrontare la sua prematura scomparsa. Il personale dell’azienda, la cittadinanza pratese e le istituzioni economiche, sociali e politiche si stringono attorno ai familiari per condividerne il dolore, mentre i valori del lavoro e della positività prendono ancora una volta il sopravvento per generare, a partire da un evento tragico, nuove determinazioni. La prima è quella di affidare subito la guida aziendale al secondogenito, Alberto. L’altra, successiva negli anni, di regalare alla città un Centro per l’Arte Contemporanea intitolato a Luigi Pecci.
Al comando di un’azienda ottimamente strutturata sul piano produttivo e ben posizionata per prodotto e rete commerciale, Alberto Pecci si dedica all’evoluzione dell’attività imprenditoriale nella direzione di un gruppo integrato di imprese diversificate. E’ un periodo di importanti acquisizioni di aziende tessili, come Pontoglio e Privernum, e delle diversificazioni in direzioni diverse, dalla confezione d’abbigliamento alle produzioni di tessuti jersey e di filati. Sono gli anni '80 e forte di questo back-ground articolato di attività ed interessi, la figura di Alberto Pecci assurge ad un ruolo di spicco nell’ambito dell’imprenditoria e della finanza a livello nazionale, assumendo incarichi di responsabilità e prestigio.
Come i suoi predecessori, Alberto Pecci dimostra di sapersi adattare al presente e ai cambiamenti ambientali che si trova ad affrontare, senza lasciarsi imbavagliare dai modelli del passato. In un’epoca di trasformazioni strutturali dell’industria tessile, la gestione manageriale dell’azienda da lui impostata è una risposta di successo alle esigenze del momento. La sua guida mai accentratrice e valorizzatrice delle altrui capacità ha consentito importanti svolte strategiche risultate fondamentali per la continuità e la positiva evoluzione dell’azienda, in un’epoca in cui la globalizzazione mette in forse le fondamenta dell’industria tessile italiana e costringe molti dei suoi attori più illustri ad abbandonare la scena. Alla crisi del modello produttivo verticale ed integrato ha saputo rispondere ristrutturando il lanificio in un insieme di unità indipendenti e complementari, gestite da manager che utilizzano e valorizzano il patrimonio strutturale e l’esperienza del lanificio in modo consapevole, proiettandone i valori sui mutati scenari di riferimento.
In questa logica e in questo quadro nasce l’alleanza con Ego.
Nel 2005, Alessio Mencherini e Giancarlo Miraldi, due manager accomunati dalla stessa visione di fondo della realtà tessile, decidono di dare vita alla loro propria visione imprenditoriale.
Fondano la Ego srl, un’azienda tessile dalla struttura agile e versatile. L’intento è quello di dare corpo ad una realtà produttiva capace di rispondere in modo flessibile ed efficace alle esigenze più avanzate del mercato di abbigliamento fashion. La Ego diviene fin da subito un fornitore di riferimento per alcune tra le più prestigiose griffe nazionali ed internazionali: l’offerta di un prodotto moderno ed innovativo curato fin nei minimi particolari, l’elevato livello di qualità delle produzioni, la spiccata capacità relazionale con la clientela e l’efficacia nelle comunicazioni commerciali.
Con la consulenza di Pierluigi Marrani, storico direttore generale del lanificio fin dai primi anni ‘70 e per decenni uno dei principali collaboratori di Alberto Pecci, viene radicalmente rivisto il modello tradizionale di azienda verticale a favore di uno nuovo che colga i vantaggi della complementarietà del distretto produttivo pratese, storicamente basato sul terziario. Nel 2008 si riprendono i contatti con Mencherini e Miraldi, dai quali nasce rapidamente prima una partnership tra le due aziende e poi una vera e propria joint venture sul piano strategico e societario. Lo scopo dell’operazione è dar vita ad un modello di azienda che riesca a salvaguardare il valore, l’esperienza e la capacità industriale della verticalità del lanificio Pecci, unendo tali importanti elementi di eccellenza con la dinamicità, la versatilità e la competenza di una mentalità decisamente più “libera” propria di Ego, volta al sapiente utilizzo delle migliori strutture produttive terze che garantiscono il rapido ed efficace adattamento dell’offerta ai continui cambiamenti della domanda proveniente da parte delle case di moda. Pecci e Marrani elaborano, concordano e condividono il progetto insieme ai fondatori di Ego, Mencherini e Miraldi, attuando un processo di ristrutturazione, riorganizzazione, integrazione e fusione delle due aziende che porta, alla fine del 2011 alla nascita dell’esperienza EXPE, che farà da ombrello ai due marchi e alle collezioni di tessuto EGO e PECCI.
EXPE realizza un disegno unico nel suo genere, capace di coniugare la dinamicità di una new company con la solidità e l’esperienza di un’azienda storica.
In EXPE i suoni delle macchine tessili, strumenti di lavoro che affondano le radici nei secoli e sono continuamente rinnovati da ricerca tecnologica e da geniali intuizioni, vengono re-mixati in chiave moderna per creare una composizione inedita, un concetto simboleggiato nell’opera “Italian Textile Sonata”.
La visione EXPE così si può riassumere: valorizzazione dell’assoluta unicità dei “saperi” profondamente radicati del tessile pratese, esaltazione della cultura storica e dell’etica del lavoro, adattamento ai mutevoli territori della moda e del life-style.
Occorre guardare con occhi sempre nuovi al mercato con una prospettiva che include il passato e si proietta verso il futuro.